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immagine scritta: Rassegna Stampa

08/10/2017 - Il fabbro di Dio

A distanza di 25 anni dalla morte del Servo di Dio fratel Felice Tantardini (1898-1991) vengono ripubblicate, rivedute e corrette, le sue memorie autobiografiche uscite per la prima volta nel 1972 e ristampate incomplete nel 1994. L’autobiografia nacque dall'obbedienza che fu, come e forse più di tante obbedienze eseguite dal fratello, abbastanza costosa per vari fattori. Il primo è che non era uno scrittore. Era un fabbro che nei suoi studi non andò oltre la terza elementare; svantaggio però compensato dalla semplicità e sensatezza dei figli del popolo. Secondo fattore: le “Memorie” non furono compilate da un diario; il fratello dovette stentare non poco a risuscitare dal fondo oscuro della sua memoria (fortunatamente assai tenace) tanti fatti di cui alcuni rimontanti a 50 anni addietro. Terzo fattore del costo di questa obbedienza è stato il tempo impiegato nel stendere il lungo scritto. Tempo sottratto, non al sacrosanto lavoro manuale quotidiano, ma al riposo festivo e più al sonno, non quello della siesta, che non entra nel programma di vita di Felice, ma quello notturno che la sua fatica esigeva e che uno strano malore (forte calore alle piante dei piedi) riduceva considerevolmente. Ultimo fattore, ma il principale fu l'improba fatica di una duplice stesura. Mi spiego: il fratello aveva redatto le sue memorie molti anni addietro, in ossequio ad un ordine (almeno come tale egli l'interpretò) del vescovo di allora, il compianto mons. Lanfranconi. Tenne a lungo il voluminoso manoscritto sul suo tavolo. Poi vedendo che nessuno glielo chiedeva e pensando ad un'innocente burla, un bel giorno decise di affidarlo alla forgia, la quale in un battibaleno lo ridusse in cenere e fumo, senza nessun rincrescimento dell'autore, che era persuaso non trattarsi di perdita. Ma non così la pensava il buon Dio il quale ispirò al successore di mons. Lanfranconi, mons. Gobbato, di ripetere l'ordine (o desiderio che per Felice era la stessa cosa). Il fratello obbedì senza nulla obiettare e senza richiamare lo sfortunato incidente di anni addietro. Ed è così che avremmo un'autobiografia più accurata e aggiornata di quella di anni addietro che andò a finire nel fuoco.

Il volume, che ha come scopo quello di far conoscere la figura, l’opera e la spiritualità del Servo di Dio, comprende oltre all’autobiografia “Il fabbro di Dio” scritta dal Tantardini per ordine di mons. Alfredo Lanfranconi, suo vescovo a Toungoo, una significativa raccolta di lettere (alla madre e alla sorella Maria, alla figlioccia Maddalena) e testimonianze (don Antonio Meroni, parroco di Introbio dal 1910 al 1931, il beato padre Clemente Vismara, lo scrittore e giornalista italiano Tiziano Terzani ecc.), curata da Marco Sampietro, che permettono di apprezzare le qualità umane e professionali nonché toccare con mano le virtù cristiane e la santità di vita di fratel Felice.

Il volume è arricchito da un inserto fotografico di 16 pagine.

 Felice Tantardini (1898-1991), missionario laico del Pime, è stato in Birmania (oggi Myanmar) dal 1922 sino alla morte, lavorando come fabbro, ma anche come muratore, falegname e idraulico. Le sue capacità e la sua dedizione lo resero popolare in tutto il Paese. Tornò in patria una sola volta, nel 1956. Nel 1973 gli fu conferito dallo Stato italiano il titolo di «Maestro del Lavoro». È in corso la causa di canonizzazione.


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